Archive for Fragili Guerriere

Poesie d’amore e di morte

antella

sabato 2 febbraio ore 21

TEATRO COMUNALE DI ANTELLA

dal work in progress “Fragili Guerriere”
 
POESIE DI AMORE E DI MORTE
(performance su testi di Vivian Lamarque, Amelia Rosselli, Anne Sexton)
 
con Rosaria Lo Russo (voce) e Leonardo Brizzi (pianoforte)
  
biglietto unico: 10 euro
 
prenotazioni telefoniche: segreteria, lasciando recapito telefonico tel. 055 621894; email: prenotazioni@archetipoac.it. Biglietteria aperta un’ora prima dello spettacolo. I biglietti si acquistano anche presso i punti vendita del circuito Box Office.

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Racconto d’infanzia a Bologna

Officine C.R.O.M.A.  

FRAGILI  GUERRIERE/WORK IN PROGRESS

presentano

 liberamente tratto da Storia di un’anima ms. A

e dalle poesie di Thérèse Martin

 Con Rosaria Lo Russo e Rosanna Gentili

Ideazione scenica: Rosaria Lo Russo

Regia: Rosanna Gentili

Oggetti scenici, costumi e collaborazione tecnica: Rosanna Gentili, Giulia Lo Russo, Andrea Libralesso

con la collaborazione straordinaria di Renato Ranaldi (che ha prestato allo spettacolo parte della sua opera-installazione Quello che accade a prendere troppo sul serio la prospettiva, 1974)

Design del suono e dell’immagine: Massimo Liverani

       Consulenza scientifica: Anna Scattigno            

               prenotazione telefonica allo 051 224243                     

  Si ringrazia la Biblioteca di Spiritualità del Convento di San Marco “Arrigo Levasti” per aver reso accessibili le immagini relative a Santa Teresa di Lisieux e la Professoressa Anna Scattigno per averci guidato nella scoperta dell’immaginario di Thérèse Martin.

Un ringraziamento speciale a Gualtieri Center Ortopedia Sanitari, e in particolare alla Sig.ra Valentina Gualtieri, per la generosa disponibilità.

Lo spettacolo è dedicato alla memoria di Ernesto, Rina, Mimmo e zia Roberta, bambini per sempre.

Per Ernesto, a due anni di distanza, oltre il tempo.

Racconto d’infanzia è un’incursione nella prima narrazione autobiografica che la giovanissima suora carmelitana Thérèse Martin, su richiesta delle sorelle (cinque, tutte monacatesi nel Carmelo di Lisieux), ha scritto raccontando la sua vita dall’infanzia all’entrata in monastero. Contemporaneamente alla scrittura autonarrativa Thérèse è stata autrice di poesie occasionali, o su soggetti particolarmente cari alla sua visione dell’eroismo cattolico femminile, che rivelano, insieme al racconto della vita, la sua visione mistica e mitica del destinarsi alla sororità  monacale piuttosto che alla vita borghese (la classe sociale a cui la famiglia Martin apparteneva) di una donna adulta. Paradossalmente – e protofemministicamente – Thérèse, tramite la scrittura, rappresenta il suo anelito di libertà spirituale e intellettuale rispetto alla “clausura” dei rituali convenzionali cui le donne della sua società e della sua epoca erano destinate. E sceglie di restare Bambina per sempre, affrontando la vita da suora e la morte da santa con la consapevolezza della scelta di rimanere al di qua della vita di una donna adulta della provincia francese tardo-ottocentesca, autoescludendosi dalle tappe forzate della vita femminile della borghesia.

Ad una restituzione vocale fedele del testo di Santa Teresina – santa popolarissima e amatissima proprio perché archetipo della Bambina-Vergine-Madre (in quanto suora, Madre) – l’archetipo dell’unica femminilità-altra accettata dal pensiero e dalla mentalità borghese (ma accettata in quanto autoesclusione, non in quanto libera alternativa), si contrappone la messa in scena del corpo femminile nella sua realtà di impedimento ad esistere, e diventare adulto al prezzo di perdere l’innocenza, la visione mi(s)tica del mondo. Thérèse sceglie di non diventare adulta, prima facendosi monaca carmelitana, in acquiescenza alla sorella maggiore, Pauline, poi di vivere anelando la morte come ritorno all’amore originario, al principio stesso del venire al mondo, per preservare il valore eversivo dell’innocenza, della delicatezza, della fragilità come risposta straziata e straziante al dolore per la realtà del male. Una requiescenza che non è passività e tanto meno bigottismo ottocentesco proprio perché oppone al potere ecclesiastico la resistenza di una clausura sororale dalla quale prende corpo una scrittura narrativa e poetica (che prevedeva anche frequenti incursioni teatrali in monastero, “pie ricreazione” le chiamava Thérèse) vòlta a sottrarsi alla schiavitù del mondo in nome della libertà dello spirito creatore dell’infanzia di inventare, con coraggio, l’oltranza e l’alterità come dimensioni di spossessamento: infine di libertà dall’Io. L’itinerario mistico di Thérèse, la “petit voie” (la “piccola via”), è questa infinitamente piccola resistenza al potere e al male attraverso la straordinaria capacità infantile di perseverare nell’invenzione del bene.

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Nello slideshow le foto di Racconto d’infanzia a Firenze © Enrico Donzellotti

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